NOTE IN PELLICOLA 2026
Preesenta – RAY
Ray Charles, il biopic che trasforma la musica in racconto
La seconda edizione di Note in Pellicola – Jazz e cinema si apre domenica 4 ottobre, alle 10.30, con Ray di Taylor Hackford. Un film che non si limita a raccontare la vita di Ray Charles, ma che usa la musica come struttura narrativa, come motore emotivo, come chiave per comprendere un artista che ha attraversato generi, epoche e contraddizioni dell’America del Novecento.
L’introduzione sarà affidata a Lino Volpe, che guiderà il pubblico dentro le scelte stilistiche del film: come si costruisce un biopic musicale? Quali elementi permettono allo spettatore di restare dentro la storia senza perdere la complessità del personaggio?

Ray Charles: un racconto che nasce dal suono
Ray (2004) è uno dei biopic più influenti degli ultimi vent’anni. Non solo per l’interpretazione di Jamie Foxx, premiata con l’Oscar, ma per la capacità del film di trasformare la musica in linguaggio narrativo. La vita di Ray Charles non viene raccontata attraverso una semplice successione di eventi: è la musica a guidare la storia, a segnare le svolte, a illuminare le zone d’ombra.
Tre elementi diventano centrali:
- Il ritmo come struttura narrativa: ogni fase della vita di Ray ha un tempo preciso, un colore sonoro che la definisce.
- La voce come memoria: le canzoni non sono solo performance, ma frammenti di biografia.
- Il montaggio musicale: Hackford costruisce sequenze che funzionano come improvvisazioni jazz, con aperture, pause, riprese.
Il risultato è un film che non “racconta” Ray Charles: lo interpreta.
Cieco, nero, povero: la costruzione di un’identità artistica
Il film affronta tre nodi fondamentali della vita di Ray Charles:
- La cecità, che diventa un modo diverso di percepire il mondo.
- La condizione afroamericana, che segna il rapporto con l’industria musicale e con la società americana degli anni Cinquanta e Sessanta.
- La povertà e la perdita, che alimentano una tensione costante tra fragilità e forza creativa.
Hackford non edulcora nulla: dipendenze, errori, conflitti. Ma li inserisce in un quadro più ampio, nel quale la musica è sempre la via d’uscita, la forma attraverso cui Ray Charles riesce a trasformare il dolore in invenzione.
Il biopic musicale come forma di attenzione
Uno dei temi centrali di Note in Pellicola 2026 è la domanda: come si costruisce oggi l’attenzione dello spettatore?
Ray offre una risposta chiara:
- La musica non è un commento, è parte della narrazione.
- La complessità non viene semplificata, ma resa accessibile attraverso scelte di montaggio e di ritmo.
- Il personaggio non è un’icona, è un corpo, una voce, una storia che si muove tra luci e ombre.
Il film mostra come un contenuto possa attraversare linguaggi diversi — musica, immagine, parola — senza perdere profondità. Ed è proprio questo il cuore della rassegna: capire come si costruisce un racconto che non chiede allo spettatore di “consumare”, ma di ascoltare.
Perché iniziare da Ray
Aprire la rassegna con Ray significa partire da un film che mette subito a fuoco il rapporto tra cinema e musica: non come semplice giustapposizione, ma come dialogo continuo. Ray Charles è un ponte tra generi, tra epoche, tra forme narrative. Il suo biopic è un ponte tra linguaggi.
È il punto di partenza ideale per un percorso che, nelle settimane successive, attraverserà Round Midnight, Bird e Jazz Story – Spin-off, fino ad arrivare agli incontri con studenti e docenti nei mesi di novembre e dicembre.