Dal primo film sonoro alla consacrazione delle grandi orchestre sul grande schermo, il jazz ha modellato l’identità sonora del cinema americano.
“La rassegna Note in pellicola: Jazz & Cinema è un’occasione per scoprire il legame profondo tra la settima arte e il jazz”
Il cantante di jazz (The Jazz Singer, 1927), diretto da Alan Crosland e interpretato da Al Jolson, è considerato il primo film sonoro della storia del cinema. Sebbene non sia interamente parlato, contiene sequenze sincronizzate di dialoghi e canzoni, tra cui la celebre “Toot, Toot, Tootsie (Goodbye)”. Il film segna l’inizio dell’era del sonoro e rappresenta simbolicamente l’ingresso del jazz nel linguaggio cinematografico, aprendo la strada a una lunga tradizione di pellicole in cui la musica diventa protagonista narrativa ed emotiva.
Il legame tra jazz e cinema nasce nel 1927 con Il cantante di jazz, il primo film sonoro della storia. Sebbene il jazz sia più evocato dal titolo che realmente presente nella colonna sonora, la pellicola segna una svolta epocale: il suono entra nel cinema e con esso la possibilità di raccontare l’America moderna attraverso la sua musica più vibrante e sincopata.
Negli anni successivi, Hollywood abbraccia il jazz non solo come accompagnamento musicale, ma come protagonista. Le grandi orchestre entrano in scena, e con loro le star del jazz: Cab Calloway, con il suo stile esuberante, appare in Stormy Weather; Duke Ellington firma la colonna sonora di Anatomy of a Murder e si esibisce in diversi film; Count Basie e Louis Armstrong portano il loro carisma e la loro musica in pellicole che diventano veri e propri documenti culturali.
Il cinema diventa così veicolo di diffusione del jazz, contribuendo a modellare il gusto del pubblico e a consacrare il genere come simbolo di eleganza, ribellione e identità afroamericana.
A partire dagli anni ’20, le big band e le swing orchestra diventano protagoniste di musical e commedie, mentre il jazz si insinua anche nel cinema noir e d’autore, accompagnando le atmosfere urbane e i drammi interiori. Questo connubio ha attraversato il Novecento, influenzando stili, linguaggi e immaginari, e ancora oggi rappresenta una delle fusioni più fertili tra musica e immagine.